Sono alla ricerca del perfetto equilibrio tra tecnologia e natura, e sperimentano spazi dove creare esperienze uniche. LAVA, studio di architettura che si divide tra Germania e Australia, ha pensato ad una curiosa seconda pelle per rivestire i vecchi edifici della città . La struttura, dotata di pannelli fotovoltaici, sarebbe in grado di produrre energia e darebbe una veste completamente nuova agli edifici, ridisegnando inoltre l’illuminazione notturna dello sky-line cittadino.
Un bosco tutto d’oro per l’ingresso del British Land Regent’s Place Pavilion.
Risultato di un concorso organizzato dalla Architecture Foundation, il progetto è un labirinto di pali sottilissimi alti 8 metri che sorreggono un tetto di appena 3mm studiato da Carmody Groarke e Arup.
Una sfida ingegneristica dall’effetto sorprendente che regala due diverse esperienze di giorno e di notte.
Entrare al suo interno è come costruire un confine tra lo spettatore e lo spazio circostante: è come essere in una foresta dove l’intorno è attutito e visibile solo a tratti.
Al centro una grande apertura che incornicia il cielo, un po’ il centro del labirinto.
Di notte l’emozione è diversa. Scompare la visione del cielo ma l’illuminazione puntuale a LED fa prendere vita alla foresta conferendogli una tonalità d’oro davvero entusiasmante.
Un gigantesco video-wall dinamico a 360° che sovrastava il palco ha incantato tutti coloro che lo scorso 7 luglio li hanno potuti ammirare a San Siro. Lo show degli U2, in scena fino a fine ottobre in Europa e Stati Uniti, è spettacolare, musica a parte, anche grazie ad un’immensa creatura nata dalla collaborazione tra Barco, che ha realizzato fisicamente la struttura, Hoberman , che l’ha ideata e Willie Williams e Mark Fisher, lighting designer degli U2. Un video wall composto da oltre 500 mila pixel, in grado di cambiare dimensione, di contrarsi o espandersi a piacimento in altezza e larghezza.
I Pixel-LED sono montati su una struttura realizzata a maglie di acciaio inossidabile e alluminio aeronautico che, una volta assemblate, compongono un gigantesco monitor a 360° di circa 353 m2 di superficie, diametro variabile da 14 a 26m e del peso di circa 45 tonnellate , sospeso sopra il palco e in grado di estendersi in altezza fin quasi a coprire Bono e compagni.
Per vedere la creatura guardate questo video:
mentre qui trovate le fasi di realizzazione dello schermo:
La luce come parte fondante della progettazione di uno showroom. Ne sa qualcosa chiunque abbia abbandonato frettolosamente un camerino (peraltro senza acquistare) per colpa di una luce un po’ troppo sadica. Ma anche chi, dall’altra parte della barricata, sa quanto una luce corretta in una vetrina possa sollecitare la vendita di un prodotto.
Con questo spirito in mente il gruppo Max Mara ha affidato la riprogettazione del proprio showroom milanese, quattro piani per un totale di 1400mq, ad un pool di esperti guidati da Duccio Grassi, a capo dell’omonimo studio di architettura, e Mario Nanni, progettista poetico di ambienti luminosi.
Il risultato? Uno spazio rivisitato nelle sue proporzioni ed esaltato da un uso consapevole della luce. La vetrina, ad esempio, è illuminata anche durante il giorno, per annullare i riflessi sul vetro, mentre di notte catalizza l’attenzione con una luce che illumina i campi lunghi senza però rinunciare alla valorizzazione di alcuni tra vestiti e accessori.
Gli abiti in esposizione, come nel caso di quelli da sposa, sono valorizzati invece da luci nascoste dietro a quinte che esaltano l’effetto teatrale dell’allestimento. Nei luoghi di attesa, come davanti al camerino o all’ascensore, è stata favorita una luce soffusa, più vicina alla penombra, per creare degli angoli di disintossicazione dalla luce. Nei camerini, invece, una luce morbida si accende soltanto nel momento in cui qualcuno la occupa. Grande attenzione anche all’abbattimento dei consumi, grazie all’impiego di lampade a fluorescenza e a Led.
Ma chi ha detto che le scuole elementari sono posti noiosi, vecchi e molto tristi? A dare una svolta a queste affermazioni ci ha pensato lo studio tedesco Die Baupiloten che ha progettato uno spazio dove istruzione, gioco, divertimento e mistero convivono armoniosamente.
Uno scuola progettata per incoraggiare l’immaginazione e l’interazione dei ragazzi che devono scalare, nascondersi, investigare, osservare tra: il labirinto estivo, il giardino segreto, la foresta da arrampicare e molti altri. Insomma: il set perfetto per una spy story.
Molta importanza è stata data all’illuminazione. L’ambiente, molto chiaro, è illuminato da spot luminosi e led di colori gioiosi e molto vicini alla fantasia dei bambini: verdi accesi, rosa e fucsia, giallo limone che cambiano durante le ore del giorno e dell’intensità del sole che filtra dalle finestre e gioca con gli specchi colorati regalando ombre sempre diverse.
Anche se ha un po’ di anni questo progetto dello studio Heatherwick Studio non smette di stupirci ancora oggi.
Una vera e propria architettura di luce che prende spunto dalle corazze dei ricci e dai loro aculei di protezione. In questo caso gli aculei dell’edificio, circa 5000 pungiglioni cavi di alluminio anodizzato di 15 mm, terminano con un layer arancio di materiale acrilico. Basta quindi una luce posizionata esattamente al centro del cubo per illuminare uniformemente tutte le terminazioni e dare vita ad una vera e propria opera d’arte luminosa e abitabile.
Il Social Club, indirizzo del momento per le notti parigine più à la page, si è rinnovato recentemente con un’installazione luminosa temporanea dal fascino rigoroso: una griglia di luci che rimanda ad un immaginario neon mai passato completamente di moda. Un’estetica anni ‘80, peraltro in linea con la natura musicale del club, che ospita spesso le nuove generazioni di electro d’oltralpe.
Il progetto, realizzato dal collettivo Exyzt in collaborazione con la crew del Social Club, sottolinea l’asperità di ogni angolo ed insieme gioca con la composizione volumetrica dello spazio.
Peccato però che, a giudicare dai commenti di chi c’è stato, la folla delle tre del mattino riesca benissimo a nascondere l’effetto delle luci. Della serie, meglio in foto che nella realtà !
L’edificio più altro del Qatar? Lo Sports City Tower che con i suoi 300 metri d’altezza è quello che svetta di più sullo skyscraper della città . Ma a farlo risaltare sugli altri non è solo l’altezza ma anche l’impianto d’illuminazione mastodontico: 4000 lampade cambiacolore a led che lo rivestono completamente.
Il progetto, firmato dal Lighting Design Kevan Shaw, prevede sei Luxeon LED da 1 watt della Philips Lumileds per ogni faretto, mentre l’intero sistema e’ controllato dal software Colour Tramp dell’Artistic License, tramite un’estesa rete Art-Net DMX over Ethernet che usa cavi a fibra ottica a larga banda per la distribuzione verticale sulla torre.
Per la realizzazione sono stati necessari 200 km di cavi per collegare i 4000 faretti led ai 405 alimentatori e 19.000 ore per l’installazione.
Al suo interno trovano spazio anche un hotel a 5 stelle, un museo dello sport ed un ristorante panoramico al livello più alto.
Moschea di Sheikh Zayed Bin Sultan Al Nayhan, Adu Dhabi – U.A.E.
Ben 12 anni per realizzarla, un costo complessivo di 2,167 miliardi di dirham, quasi 590 milioni di dollari, in grado di ospitare 40mila fedeli. Sono solo alcuni dei numeri di Shaikh Zayed moschea di Abu Dhabi, considerata una delle prime dieci al mondo per grandezza. La moschea ha quattro minareti alti 107 metri e 57 cupole, di marmo bianco con decorazioni interne di gesso, usate per coprire i cortili esterni e le diverse entrate, pavimenti in marmo colorato e mosaici che ricoprono il cortile principale grande circa 17mila metri quadrati.
Maestoso anche il progetto per illuminarla. E’ stato infatti indetto un concorso dal Medio Oriente Lighting Design Award per trovare l’idea più brillante. A vincerlo lo studio inglese Speirs and Major Associates, che è stato in grado di realizzare un progetto ambizioso valorizzando la struttura e creando un ambiente uniformemente illuminato e privo di qualsiasi punto d’abbagliamento.
Due principi su tutti hanno identificato il progetto SaMA: evitare la visualizzazione degli apparecchi d’illuminazione e creare un’illuminazione ottimale e diffusa senza punti luce invadenti.
La parete Qibla rivolta verso la Mecca, luogo primario di preghiera per i fedeli, integra un sistema di fibre ottiche a tutta luce che disegna e valorizza i motivi floreali incisi sulle pareti in marmo.
Lo stesso principio e’ stato utilizzato anche per le novantanove differenti rappresentazioni calligrafiche del nome del profeta.
Fondamentale l’uso sapiente del colore che permette di amplificare la spiritualita’ degli spazi di culto.
Predominanza di luce bianca e blu perchè legata alla convivenza dell’illuminazione interna ed esterna della moschea, che cambia ogni giorno secondo il mese lunare. Sinergia e gioco evidente nella zona sottostante la cupola principale, dove si svolgono le principali attività di culto.