
Ultimo appuntamento del 2009 per i Percorsi fra Sensazioni, Luce e Design tenutosi presso lo showroom di Mauri Luce e Progetti di Bergamo. Protagonista della serata il lighting designer FILIPPO CANNATA che ha raccontato il suo personale approccio al benessere.
“L’illuminazione è uno degli ingredienti che contribuiscono alla ricerca del benessere di una casa. Ma ce ne sono molti altri. A volte invisibili ad occhio umano.
E’ il caso dell’acustica, Cenerentola della Arti, spesso e volentieri considerata arte minore perché sottovalutata rispetto al video, a ciò che è visivo, immediato, decodificato. Facile, possiamo dire.
Eppure le stanze con una cattiva acustica si scoprono essere anche quelle meno frequentateâ€.

Ad aprire la serata e ad illuminare il pubblico su un tema così desueto è un grande amico che il lighting designer ha invitato: LORENZO ZEN, personaggio storico dell’alta fedeltà italiana soprannominato “il signore della musicaâ€. “L’incontro tra di noiâ€, racconta Cannata, “avvenne per un semplice motivo: entrambi ricercavamo la perfezione in ambito domestico.
E luce e acustica sono due degli ingredienti fondamentali, anche se non i soliâ€.
L’occhio si chiude, l’orecchio mai!
“Il punto di partenza è semplice: il luogo del benessere è uno spazio dove i cinque sensi sono in equilibrio. Udito compresoâ€, racconta Lorenzo Zen.
“L’effetto acustico di una stanza crea dissapori o armonie molto significative a tal punto da farci amare o odiare un ambiente e quello che percepiamo in esso.

Tecnicamente sta tutto nei moti convettivi dell’aria che si creano in una stanza e il mio lavoro consiste proprio nel contribuire a creare un luogo che risponda bene al suono. Tradotto: il suono più bello è quello che il nostro corpo vuole sentire e in genere la stanza dove si vive meglio è anche quella dove si sente meglioâ€.
Snobbata per anni a vantaggio della vista, dei video e dell’immagine in genere, l’acustica sta vivendo una sua rinascita anche culturale. Un po’ come chi riscopre i vinili a discapito dei cd.
Come diceva Mozart: “Il mio lavoro è solo quello di combinare tra loro le note che stanno bene insiemeâ€.


L’intreccio di diverse discipline è indispensabile per il raggiungimento del benessere, continua FILIPPO CANNATA, e qualsiasi progetto di architettura deve subire l’effetto di altre materie chiamate complementari.
Il mio obiettivo è quello di far sposare il genius loci alla cultura mediterranea tenendo conto di fattori importanti come il benessere, il risparmio, l’equilibrio tra luce ed ombra. Oserei dire che opero come un sarto adattando la luce alle esigenze del cliente e alla sua sensibilità in un gioco di luci, ombre, riflessioni, colori.

Posso inoltre dire che la mia sensibilità si è affinata col tempo grazie anche ai molti viaggi lavorativi tra popoli orientali e arabi: entrambi dotati di una cultura della luce sorprendente. Gli arabi dovrebbero odiare la luce del sole: d’estate non si può quasi vivere all’aperto tanto è alta la temperatura, invece la venerano, la rispettano e la conoscono molto bene. Sanno infatti orientarsi col sole, dedurre orario e posizione geografica. Il caso più semplice è quando devono pregare: sanno sempre che ora è e da che parte è la Mecca senza bisogno di bussola o di orologio.
I Giapponesi hanno invece un rapporto delicato con la luce, basti pensare alle loro case rivestiti di fogli di pergamena. Un materiale che fa filtrare il giusto quantitativo di luce a tutte le ore del giorno.

Entrambi i popoli mi hanno dato un’esperienza straordinaria e mi hanno aiutato a capire il limite oltre il quale non andare.
Ricordo un viaggio importantissimo in Giappone: per 24 ore ho avuto l’onore di soggiornare in una vera opera d’arte: la casa della Luce di James Turrell, un posto quasi onirico dove i materiali e la cultura giapponese si fondono con un’interpretazione poetica offerta da uno straordinario maestro del lighting design.

house of light_ James Turrell

house of light_ James Turrell
Alloggiavo nella stanza superiore che ha un abbaino sul soffitto. All’alba e al tramonto si apre automaticamente e la luce della stanza si modifica con la variazione della luce del cielo.
Un vero capolavoroâ€.
Ma se per la casa di luce di James Turrell si parla di opera d’arte lo stesso possiamo fare noi citando un’opera dello stesso Cannata realizzata in collaborazione con l’artista Mimmo Paladino a Solopaca.
Paladino ha trasformato un serbatoi d’acqua in opera d’arte grazie ad una tintura blu composta di graniglia, vetro e pigmenti riflettenti che cicatrizza lo scavo.

Il risultato è una parete rocciosa blu, alta 25 metri, che richiama l’idea della presenza dell’acqua che si fonde col cielo. Uno spettacolo che si ripete anche di notte per mezzo di fibre ottiche e Led la cui regolazione luminosa è in stretta relazione alle quattro fasi lunari: luna piena – illuminazione minima; assenza di luna – luce massima. Studiata da Filippo Cannata per non disturbare l’ambiente circostante e fondersi coi ritmi della natura, della Terra, comprendendosi così nel rapporto Terra-Luna.

E come direbbe Lorenzo Zen, per concludere l’opera ora mancherebbe solo una cosa: un’adeguata colonna sonora.
Fortunatamente è in fase di realizzazione!
Anche questo è benessere!