Enzo Catellani: La luce? Sensibilità innanzitutto

1 ottobre 2009

enzo catellani

Spontaneo, sincero e inaspettatamente umile nel raccontare una storia, la sua e quella della sua azienda, la Catellani & Smith, iniziata negli anni ’70 e oggi conosciuta a livello internazionale come una delle attività più creative del comparto della luce.

Enzo Catellani è un vero artista che ama plasmare la materia e trovare e inseguire soluzioni diverse, emozionali, personalissime.
E se a livello locale rende orgogliosa la realtà bergamasca, ricca di maestranze qualificate dal grande ingegno quella che ama sperimentare, mettersi in gioco, trovare strade diverse, a livello internazionale il suo nome trova spazio accanto a quelli di pilastri indiscussi come Ingo Maurer.

Durante la serata dei PERCORSI FRA SENSAZIONI, LUCE E DESIGN, voluta da Mauri Luce e Progetti, Enzo Catellani ha raccontato la sua avventura. Dagli esordi con l’acquisizione di ALADINO, un piccolo negozio di luce a Bergamo: â€dove imparo L’ABC dei 12 Voltâ€, fino ai giorni nostri con le sue ultime esaltanti sfide: i LED.

enzo catellani linea torciù

linea TORCIU’

enzo catellani linea torciu

linea TORCIU’

“Creare lampade è un gioco molto semplice. E’ la lampadina che fa luce e non di certo il lampadario. Quindi qualsiasi cosa le si metta attorno è chiamato lampadarioâ€.

Una grande premessa apre la serata: “La luce è sensibilità innanzituttoâ€, un motto che condiziona e guida le scelte aziendali e tutta la direzione creativa fin dai primi anni.

Ed è proprio grazie a questa convinzione, ad un diverso modo di guardare alla luce e di proporla, la cura dei dettagli e il lavoro artigianale a cui si deve la fortuna iniziale ed il grande entusiasmo con cui il mercato accoglie le prime linee dell’azienda negli anni ’80. La serie TORCIU’ e quella degli ALBERI DELLA LUCE ne sono un esempio. “La linea fece letteralmente una strage, ne vendemmo e ne continuiamo a vendere moltissime. La sua forza? Quella di usare un materiale molto duttile come i flex -tubi metallici flessibili- per creare l’effetto di un vecchio lampadarioâ€.

enzo catellani linea torciù

linea TORCIU’

enzo catellani linea alberi della luce

linea ALBERI DELLA LUCE

Ma non è un caso; possiamo infatti dire che tutta la produzione della Catellani & Smith nasce da sperimentazioni e rivisitazioni di materiali.
La linea LUCI D’ORO del ‘92 nasce da un’intuizione: “Mi commissionarono l’illuminazione di una chiesa dove volevo realizzare una luce poetica e adatta ad un luogo di culto, che di certo non è la stessa di un supermercato. La soluzione venne trovata con un gioco di riflessioni su un disco rivestito di foglia d’oroâ€. L’effetto piacque talmente tanto che fu lo spunto per una delle linee più rappresentative della casa.

enzo catellani linea luci d'oro

linea LUCI D’ORO

enzo catellani linea luna nel pozzo

linea LUNA NEL POZZO

Da piccoli incidenti domestici:
“La creazione della LUNA NEL POZZO nacque da un piccolo incidente avvenuto in laboratorio. Una lampada da 12 Volt era finito nell’acqua. Prima intimorito, poi stupito, mi accorsi che non creava nessun tipo di tensione a contatto con l’acquaâ€.

E da sperimentazioni di materiali: “Il modello FIL DE FER fu inizialmente concepito per risolvere un’istallazione-scultura per un soffitto gigantesco. Alla fine al committente non piacquero le palle intrecciate. Fortunatamente perseverai nell’idea. Oggi ho 14 persone che si occupano a tempo pieno della sua realizzazioneâ€.

enzo catellani linea fil de fer

linea FIL DEL FER

Ma se Catellani stupisce per la realizzazione di luci imponenti, fisiche e molto evidente, riesce a trovare la stessa forza espressiva anche per le serie più minimal: come LUCENERA, dove il designer cerca una soluzione per far scomparire la lampada e visualizzare solo la luce. L’essenziale.
O come l’ultima serie ECO-LOGIC LAMP:

“Ho finalmente trovato un nuovo materiale da plasmare: il LED. Con esso le possibilità sono realmente infinite. A partire dal fatto che la lampada non ha più ingombro. Inoltre è molto più agevole lavorare sulla qualità della luce, sul risparmio. Insomma sulla dimensione Zen dell’illuminazione, senza contare la riduzione di CO² e il grandissimo risparmio di energiaâ€.

enzo catellani linea ecologic lamp

linea ECO-LOGIC LAMP

E proprio con i LED Catellani inaugura un nuovo capitolo della sua produzione. Ma, come confida lui stesso, siamo solo agli inizi. Quello che uscirà da questa nuova tecnologia stupirà il mercato della luce e lo riaccenderà con un bagliore e un’intensità completamente diversa.

Quindi aspettiamoci a breve altre novità, questo il consiglio, e iniziamo a guardare alla luce in una nuova ottica (per tutti coloro che fossero interessati, il designer sta eseguendo un piccolo tour di presentazione dei suoi nuovi prodotti).

Oggi Catellani & Smith conta 50 dipendenti, una fantasia senza sosta e la libertà di continuare a sperimentare senza l’assillo della vendita:
“La mia estrema libertà progettuale è data prima di tutto da una grandissima fortuna: non vado a cercare clienti ma sono loro che cercano me!
Inoltre ho la fortuna di poter sperimentare senza l’ausilio di stampi: quelli che ti costringono poi a vendere!
Sono un produttore leggero. Per questo mi posso permettere il lusso di creare senza l’assillo della venditaâ€.

Percorsi tra luce e design: intervista a Marco Acerbis

15 luglio 2009

Formazione al Politecnico di Milano, una lunga esperienza in uno degli studi più prestigiosi del mondo, come quello di Sir Norman Foster a Londra -esperienza più che invidiabile per ogni architetto-designer-.
Infine l’apertura di un suo studio in Italia da dove collabora con le più importanti aziende del settore: FontanaArte, Desalto, Max Design, Alias, Colombo Design solo per citarne alcune.
 
Oggi Marco Acerbis è uno dei giovani nomi di spicco nel panorama del design italiano ma anche internazionale.
Mauri Luce e Progetti ha avuto l’onore di averlo ospite per una serata durante i suoi PERCORSI FRA SENSAZIONI, LUCE E DESIGN e di conoscere più da vicino il suo lavoro:
 


AVION, Fontana Arte

 

AVION, Fontana Arte

 
Quanto sono stati importanti i vari passaggi della tua carriera lavorativa? Cosa ti ha dato la formazione al Politecnico, e cosa l’incredibile opportunità di lavorare in uno degli studi più ambiti del mondo come quello di Sir Norman Foster?
E’ stato importante realizzare, mentre ero al primo anno di università, che l’unico modo per imparare era mettersi alla prova sul campo e che per farlo bisognava andare all’estero dove la cultura è più meritocratica e dove in uno studio come quello di Foster si ha l’opportunità non solo di lavorare ma anche di guardare e capire una molteplicità di progetti che contemporaneamente vengono sviluppati. Successivamente è stato importante capire che dovevo accettare la sfida e provarci da solo. Per ora sono in Italia ma questo è un mestiere dove devi essere pronto a muoverti in base alle opportunità.
 
Ti muovi agilmente tra design e architettura, quale è il tuo approccio quando sei di fronte ad un nuovo progetto e da cosa parti? Suggestioni? Tecnologia? Natura?…
Parto dal buon senso e dalla mia necessità di creare un equilibrio tra ciò che mi viene chiesto, ciò che desidero e il contesto in cui opero.
 
Come definiresti il tuo stile?
Pulito e sincero
 

POLARIS, Fontana Arte

 

VERTIGO, Fontana Arte

 
Quanto sono importanti le tecnologie nel tuo percorso e nei tuoi progetti? Quanto sperimenti? Puoi citarci alcune delle tue creazioni più interessati sotto questo punto di vista?
Le tecnologia non hanno importanza in se, sono solo il mezzo per raggiungere un fine che c’era nella mente prima che ci fosse la tecnologia o senza sapere che ci fosse una tecnologia in grado di raggiungerlo. Penso sia la Vertigo che abilmente, piegando una lamiera, crea una forma piena, solida e perfetta.
 
Quanto conta l’ispirazione della natura nelle tue creazioni? Hai accostato l’immagine di un canyon alla Facciata dello Xeliox, l’Eclissi al Progetto della villa nelle Bahamas e il Taglio dei diamanti alla lampada Vertigo. Parlacene.
Noi siamo parte della natura, mi viene più facile ispirarmi guardando la natura perché è un qualcosa che ci accomuna tutti in tutto il mondo e in cui ci riconosciamo a prescindere da razze, religioni ed esperienze.
 
Nel mondo della produzione ci sono migliaia di tavoli, sedie, divani…. Il design è solo un gioco di stile? Che caratteristiche deve avere un oggetto perché rimanga impresso nella memoria divenendo un icona e non l’ennesima variazione si stile?
Deve passare la prova del tempo come tutti gli oggetti che oggi diciamo contemporanei e magari hanno centinaia di anni. Quindi, nessun mio oggetto è di design, forse tra qualche decennio comincerò ad intuire qualcosa in base a come regge il tempo. Per ora sono solo oggetti. Saranno davvero di design quando saranno usati e nessuno si domanderà chi li ha disegnati. Come nella natura: se vedi un albero non ti domandi ogni volta chi l’ha creato, lo apprezzi e basta o se vedi una ruota la usi ma non ti chiedi chi l’ha progettata o quando.
 

FLY, Alias

 

FLY, Alias

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LA PROGETTAZIONE DELLA LUCE NEGLI SPAZI SACRI: INTERVISTA CON BIANCA TRESOLDI – LIGHTING DESIGNER

16 gennaio 2009


 
 
Bianca Tresoldi è un lighting designer di Milano con un esperienza ventennale nel campo della progettazione della luce.
Il suo studio “Bianca Tresoldi lighting design†di Milano, sviluppa progetti illuminotecnici per strutture pubbliche e private, istallazioni fisse o temporanee di centri storici, urbani, piani della luce, spazi commerciali, uffici, eventi per la moda, musei, mostre, luoghi di culto, hotel, abitazioni private, parchi e giardini.

Durante l’ultimo appuntamento de “I Percorsi della Luce†abbiamo avuto il piacere di ospitarla nel nostro showroom a Bergamo e ci ha parlato approfonditamente della progettazione della luce in chiese e, in genere, negli edifici sacri.
 
 

 
 

 
 
Mauri Luce e Progetti- Cosa vuol dire progettare l’illuminazione di un luogo di culto? Quale è l’approccio per la progettazione rispetto ad un normale progetto di lighting design?
Bianca Tresoldi: Illuminare un luogo di culto, come una chiesa, non significa solo intervenire su un opera architettonica ad alto contenuto artistico, ma è soprattutto lavorare su uno spazio edificato ed organizzato per le funzioni religiose, la preghiera ed il raccoglimento. Le chiese sono progettate nella coerenza del rito, dove l’uomo celebra con preghiere, segni e simboli l’insegnamento e la comunione con il divino; l’atto liturgico si esprime attraverso il supporto di simbologie di riferimento che sono in stretta relazione con la luce.
La conoscenza degli spazi celebrativi e delle relative liturgie è il primo passo per poter definire con la luce artificiale precise gerarchie luminose che devono essere realizzate attraverso gradienti di illuminamento mirati e soluzioni tecnologiche non invasive.

MLP- Quali i requisiti: come deve apparire una chiesa illuminata?
BT- Nella storia dell’architettura gli edifici sacri hanno sempre narrato il desiderio di trascendente, tutto è studiato in modo tale da far sentire il fedele in uno spazio qualitativamente diverso da quello terreno. La chiesa è un opera architettonica, e ogni stile architettonico è la proiezione di un pensiero e di una filosofia dominante in una data epoca, il modo di catturare la luce naturale, che filtra dalle finestre appartiene all’idea specifica del vivere e concepire lo spazio in un preciso periodo storico; la luce artificiale perciò non può esimersi dal considerare questi importanti aspetti, anzi deve attenersi rigorosamente alla filosofia progettuale che caratterizza il complesso architettonico. Ma la chiesa è soprattutto uno spazio sacro dove il compito affidato alla luce artificiale è sì quello di definire precise gerarchie in funzione delle aree celebrative ma è principalmente quello di tracciare un segno dal profondo significato simbolico. La luce è una guida, in senso metaforico, è forza ed è di grande supporto per il raccoglimento e le funzioni liturgiche. La luce è espressione ed entra in relazione con la sensibilità di chi l’osserva.
La luce artificiale quindi deve interagire con tre importanti valenze: quella liturgica, simbolica ed architettonica.
 
 
MLP-Quali i vincoli da rispettare e le necessità?
BT- Ogni singolo edificio di culto richiede, al fine di una corretta e buona illuminazione, un progetto di illuminazione studiato su misura per quella determinata chiesa, è impensabile replicarlo ne tanto meno standardizzarlo.
Esistono comunque degli obiettivi comuni da rispettare:

  • Rispettare e favorire la funzione culturale dell’edificio
  • Valorizzare le valenze artistiche ed architettoniche dell’edificio
  • Garantire un confort visivo ai fedeli e a visitatori
  • Garantire la conservazione delle opere d’arte nel tempo; la luce è responsabile in parte del deterioramento foto-chimico di affreschi, tele, sculture lignee,….
  • Utilizzare apparecchi illuminanti compatti non troppo invasivi a livello estetico
  • Prevedere un impianto luci flessibile a livello gestionale
  • Prevedere apparecchi illuminanti di qualità con elevati standard tecnologici
  • Rispetto del risparmio energetico
  • Rispetto dei costi di manutenzione dell’impianto
  • Semplicità di utilizzo dell’impianto con chiari comandi di accensione
  • Sapiente regia luminosa che determina scenografe di luce adatte ad ogni momento liturgico.

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